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“Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. È il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile.”

Ryszard Kapuscinski, In viaggio con Erodoto

 

Vado in Marocco..alla prossima settimana!=)

“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla.” Questa bella frase di Tiziano Terzani basterebbe a descrivere, con brevità ed efficacia, “In viaggio con Erodoto” di Ryszard Kapuscinski. In questo testo un po’ insolito, infatti, i famosi reportage del giornalista polacco si intrecciano con le “Storie” di Erodoto, in un incessante andirivieni tra il “qui” e il “là” (in una prospettiva sia geografica che storica), un continuo “varcare le frontiere” del tempo e dello spazio tra il mondo dell’Antica Grecia e il XX° secolo.  Per Kapuscinki il capolavoro dello scrittore greco rappresenta un vero e proprio livre de chevet, un testo da leggere e rileggere, da interpretare e interrogare perché  “il libro del greco, come ogni opera veramente grande, va letto e riletto, scoprendo a ogni lettura nuovi contenuti, immagini e significati. Ogni grande libro ne contiene a sua volta degli altri, ognuno dei quali va approfondito e capito”. Ed è proprio per questo che in ogni suo viaggio, dalla Cina all’India, dal Senegal all’Iran, dal Sudan all’Algeria, Kapuscinski porta con sé il libro, compagno di viaggio silenzioso ma prezioso, e come in una sorta di rito inconscio, in ogni posto in cui si trova, lo apre e ne legge qualche pagina alla ricerca di corrispondenze tra ciò che descrive Erodoto e quello che il reporter polacco vede scorrere davanti ai propri occhi. Le “Storie” diventano così il fil rouge degli innumerevoli viaggi di Kapuscinski, una chiave d’accesso per comprendere il microcosmo delle passioni umane e il macrocosmo delle vicende storiche ed Erodoto, nonostante i secoli che li separano, si rivela per il grande giornalista polacco uno spirito affine, un’anima gemella, un individuo mosso proprio come lui “dalla curiosità del mondo, dal desiderio di esserci, di vedere e sperimentare in prima persona” e che “solo in viaggio [..] si sente se stesso e a casa propria”.  Erodoto, già considerato da molti come un storico ed un antropologo ante litteram, diventa così per Kapuscinski il primo grande reporter della storia, fonte di ispirazione e di confronto.

Il testo di Kapuscinki è un inno appassionato al viaggio e al libro e, soprattutto, alla loro viscerale compenetrazione: viaggiare e leggere sono due universi di esperienza che si intrecciano fecondamente, prolungandosi l’uno nell’altro. E a una come me che prima di partire per un viaggio (ma anche solamente per uscire di casa) si preoccupa sempre di mettere un libro in borsa o in valigia per neutralizzare l’imbarazzo della solitudine e il senso di estraneità, questo libro non poteva che risultare ricco di profonde e affascinanti risonanze.

“Il lato peggiore del muro è quello di sviluppare in alcune persone un atteggiamento da difensore del muro, di creare una mentalità per la quale il mondo è attraversato da un muro che lo divide in dentro e fuori: fuori ci sono i cattivi e gli inferiori, dentro i buoni e i superiori”

Ryszard Kapuscinki, In viaggio con Erodoto

illustrazione di Laura Medei

about me

26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

ABOUT THE BLOG

Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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