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Doc3 è rimasta una delle poche trasmissioni della rete pubblica italiana per cui vale ancora la pena accendere la televisione. Ogni mercoledì sera su Rai Tre, purtroppo in tarda serata (circa 23.50), vengono mandati in onda documentari d’autore che raccontano storie crude e tenere allo stesso tempo: frammenti di mondo che fanno sorridere, arrabbiare, riflettere e guardare le cose in una prospettiva un pò piu ampia, spostando, per un attimo, lo sguardo dal “proprio giardino”. L’ultima puntata, in particolare, mi ha profondamente toccata: l’oggetto dell’inchiesta  “A casa da soli” di Ionut Carpatorea è la depressione infantile che colpisce, in proporzione sempre maggiore, molti bambini rumeni, figli di madri e padri costretti a partire, ad emigrare nei paesi europei più ricchi, dove spesso si occupano dei “nostri” bambini (e dei “nostri” anziani). E i “loro” bambini, lasciati da soli, spesso non ce la fanno, non reggono al senso di abbandono e di angoscia per la lontananza dei loro genitori e, sempre più di frequente, si suicidano. Non si sta parlando di adolescenti “in crisi”, ma di bambini di 8/9/10 anni o poco più grandi che si tolgono la vita, si impiccano. Una storia così dura da sembrare assurda, ma in realtà è solo implacabilmente ingiusta: questi bambini sono vittime di un sistema socio-economico iniquo al quale tutti partecipiamo spesso senza averne (o volerne avere) adeguata coscienza. Proprio per questo il documentario si configura come  “un prezioso strumento per non rimanere noi – gli “europei”- a casa da soli con i nostri pregiudizi”.

Per chi se lo fosse perso, ecco il link dal sito della Rai:

Video Rai.TV – Doc3 – A casa da soli.

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"Occhio zio Sam arrivano i sorci": la vignetta, pubblicata nel 1903 da un giornale americano, evidenzia la pericolosità dei migranti italiani, "portatori" di mafia, anarchia e socialismo.

Spaghettifresser (sbrana-spaghetti), babis (rospi), dago (accoltellatori), chianti (ubriaconi), bat (pipistrelli), bolanderschlugger (inghiotti-polenta) rital, macaroni: questi sono solo alcuni dei nomignoli che venivano utilizzati in Germania, Francia, Stati Uniti, Svizzera, etc. per indicare gli immigrati italiani. Questi appellativi danno già l’idea dell’esperienza spesso tragica e sempre difficile dei nostri emigranti all’estero: 27 milioni di persone che, tra il 1876 e il 1976, varcarono i confini nazionali in cerca di un lavoro e di un’esistenza migliore. 27 milioni di storie, di vite, alcune delle quali sono state splendidamente raccontate nell’ultima puntata de “La grande Storia”: dalla tragedia di Marcinelle, in cui morirono 136 minatori italiani, all’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York nel marzo del 1911, che portò alla morte di 62 giovani operaie, molte di origine italiana, imprigionate nello stabile chiuso a chiave dai proprietari. Dall’ingiusta condanna a morte di Sacco e Vanzetti all’omicidio di Alfredo Zardini, immigrato italiano in Svizzera, ammazzato in un bar di Zurigo e lasciato agonizzare tre ore nella neve prima che qualcuno prestasse soccorso. Dalla storia di Angela Sozzi, figlia di un minatore italiano, maltrattata dalla sua maestra belga al grido di “sale macaroni” (sporca italiana) a quella di Catia Porri e dei “bambini clandestini” in Svizzera (che non concedeva ai figli dei migranti italiani il permesso di soggiorno)  che, per seguire i propri genitori, erano costretti all’invisibilità e al silenzio. Una Storia fatta di storie, piccole ma importanti per ricostruire la memoria del nostro passato di migranti, spesso dimenticato.

Video Rai.TV – La grande storia – Polenta e macaroni. Quando gli altri eravamo noi

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Migranti stagionali, piccole Rosarno crescono | Il Fatto Quotidiano.

beh..noi non vogliamo essere da meno..

“L’ALTRA FACCIA è uno dei video-documenti che costituirà il pre-montato del documentario che Domenico de Ceglia (Gruppo FARFA – Cinema Sociale Pugliese) e Annalisa Colucci (Gruppo RECIDIVI – Puglia e Basilicata) stanno realizzando.
La pubblicazione di questi video-documenti è sia un modo per denunciare ciò che sta accadendo, sia una maniera per ottenere nuovi elementi filmati ed eventuali segnalazioni di casi simili, da parte degli utenti del web.
Il documentario raccoglie interviste, filmati di eventi e quant’altro sta caratterizzando la vita degli immigrati nella Regione Puglia e non solo, seguendo i diversi casi e le emergenze che si sono succedute a partire dalla fine dello scorso anno.
Il lavoro si propone di documentare un anno di accadimenti cadenzati dall’avvicendarsi delle stagioni. Per questo abbiamo pensato al titolo INVERNO, PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO (E ANCORA INVERNO), che rimanda tra l’altro al grande regista coreano Kim Ki-Duk. Abbiamo seguito l’occupazione del Ferrhotel, a seguito dell’emergenza abitativa scoppiata a Bari con il sopraggiungere dell’inverno, i presidi dei gruppi autonomi alle porte del C.I.E. di Bari, la manifestazione nazionale degli immigrati, nella quale abbiamo tentato un esperimento di regia collettiva raccogliendo riprese, frammenti di realtà, interviste, esperienze da Lucca a Lecce..
Questo video-documento parla di un’altra emergenza abitativa che ogni anno scoppia nel territorio di Palazzo S. Gervasio, in territorio lucano ai confini con la Puglia, abbracciando anche l’area attorno a Spinazzola, dove centinaia di immigrati giungono per la raccolta del pomodoro.
Documenteremo queste storie fino al sopraggiungere dell’inverno, sperando in un miglioramento della condizione di questi uomini, nella fine di queste emergenze; con l’augurio che non si ripetano gli stessi eventi di un anno prima, per non denunciare la fissità di certe situazioni…”

Ho appena finito di guardare il  documentario “Ulysse Clandestin”  del regista francese Thomas Lacoste. Il lungometraggio è una sorta di film-manifesto per la soppressione del Ministero dell’Identità Nazionale e dell’Immigrazione che, dalla sua creazione nel 2007  (fortemente voluta dell’attuale presidente Nicolas Sarkozy), ha scatenato polemiche e dibatti infuocati nell’Esagono. Il film tratta quindi dell’immigrazione e dell’identità francese e lo fa attaverso due modalità diverse ma intrecciate: da un lato possiamo ascoltare le parole di eminenti studiosi transalpini del calibro di Françoise Heritier, Tzvetan Todorov, Marcel Etienne etc che, attraverso gli strumenti di varie discipline (antropologia, storia etc) analizzano, in modo intenso e problematico, la questione dell’identità francese e il suo rapporto con il fenomeno migratorio, dall’altro vi è una voce fuori campo che narra il viaggio, attraverso il deserto e  il mare, di un’immigrata clandestina verso l’Europa. Il film si configura  così come un intreccio di più voci: quelle degli studiosi, voci importanti, note, prestigiose e quella fuori campo anonima, senza volto, “clandestina” ma presentata come altrettanto autorevole e degna di essere ascoltata. Vi consiglio di vederlo e di ascoltarlo (però, per il momento, è solo in francese).

“Ulysse Clandestin”, un film (93′) pour la nécessaire suppression du ministère de l’Immigration et de l’Identité nationale, est un long métrage de Thomas Lacoste avec la participation des historiens Pap Ndiaye (EHESS), Gérard Noiriel (EHESS), Tzvetan Todorov (CNRS) et Sophie Wahnich (CNRS), des anthropologues Michel Agier (EHESS), Marcel Detienne (EPHE), Françoise Héritier (Collège de France) et Emmanuel Terray (EHESS) et des sociologues Luc Boltanski (EHESS) et Eric Fassin (ENS).

link:

La Bande Passante.

Pour la suppression du ministère de l’Identité nationale et de l’Immigration.

“Pour soutenir cette initiative et les futurs films, vous pouvez acheter le DVD 12€ (frais de port inclus) par paiement en ligne sur le site http://www.labandepassante.org ou par chèque à l’ordre de L’Autre association, 3 rue des Petites Ecuries, F-75010 Paris. Merci de nous informer de toutes initiatives afin que nous relayons l’information sur nos différents sites à info@labandepassante.org.”

about me

26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

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Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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