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2 anni dopo…

Ieri è morto un grande italiano, uno di quelli di cui andare fieri, un eroe vero di carne e sangue, non come gli “eroi di carta” che vanno in giro con la scorta e fanno monologhi di ore in prima serata. Arrigoni in tv non ci andava: non lo invitavano, era troppo scomodo. E forse lui non ci sarebbe andato comunque, perché ormai aveva scelto di vivere a Gaza, nel buco del culo del mondo, e da lì ci raccontava storie inaudite cariche di ingiustizia e atrocità, le storie dei senza voce, degli ultimi, dei veri e propri “dannati della terra”, quelle storie che pochi altri hanno avuto il coraggio di raccontare.  Ogni suo articolo si concludeva però con un messaggio di speranza: il suo motto preferito, breve ma intenso, era infatti RESTIAMO UMANI.  Queste due semplici parole riecheggiano oggi come il suo testamento spirituale, come un grido contro l’indurimento dei cuori e la chiusura delle menti: parole preziose e rare, in quest’epoca di guerre e respingimenti. Due parole da non dimenticare. E allora restiamo umani, sempre e comunque, o come disse, rivolgendosi all’umanità, un altro grande uomo, Albert Einstein “Ricordatevi che siete uomini e dimenticatevi tutto il resto”. Ricordiamocelo, sempre.

 

Ciao Vittorio

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26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

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Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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