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Doc3 è rimasta una delle poche trasmissioni della rete pubblica italiana per cui vale ancora la pena accendere la televisione. Ogni mercoledì sera su Rai Tre, purtroppo in tarda serata (circa 23.50), vengono mandati in onda documentari d’autore che raccontano storie crude e tenere allo stesso tempo: frammenti di mondo che fanno sorridere, arrabbiare, riflettere e guardare le cose in una prospettiva un pò piu ampia, spostando, per un attimo, lo sguardo dal “proprio giardino”. L’ultima puntata, in particolare, mi ha profondamente toccata: l’oggetto dell’inchiesta  “A casa da soli” di Ionut Carpatorea è la depressione infantile che colpisce, in proporzione sempre maggiore, molti bambini rumeni, figli di madri e padri costretti a partire, ad emigrare nei paesi europei più ricchi, dove spesso si occupano dei “nostri” bambini (e dei “nostri” anziani). E i “loro” bambini, lasciati da soli, spesso non ce la fanno, non reggono al senso di abbandono e di angoscia per la lontananza dei loro genitori e, sempre più di frequente, si suicidano. Non si sta parlando di adolescenti “in crisi”, ma di bambini di 8/9/10 anni o poco più grandi che si tolgono la vita, si impiccano. Una storia così dura da sembrare assurda, ma in realtà è solo implacabilmente ingiusta: questi bambini sono vittime di un sistema socio-economico iniquo al quale tutti partecipiamo spesso senza averne (o volerne avere) adeguata coscienza. Proprio per questo il documentario si configura come  “un prezioso strumento per non rimanere noi – gli “europei”- a casa da soli con i nostri pregiudizi”.

Per chi se lo fosse perso, ecco il link dal sito della Rai:

Video Rai.TV – Doc3 – A casa da soli.

In questi giorni si è parlato tanto dello show del duo Gheddafi-Berlusconi a Roma. Ogni commento riguardo alla triste assurdità della situazione sarebbe superfluo; preferisco lasciarvi qualche link interessante che ho trovato scorrazzando in rete riguardo il “Trattato di amicizia tra Italia-Libia”.

Il testo del trattato:

Ecco il testo dell’accordo Va ratificato dal Parlamento – esteri – Repubblica.it.

Dossier sulla Libia dal sito di Fortress Europe:

Fortress Europe: Speciale Libia.

Un’intervista ad Andrea Segre sul Fatto Quotidiano del 01/09/10:

Andrea Segre: “Così Italia e Libia censurano il calvario dei migranti” | Il Fatto Quotidiano.

E per chi non l’avesse ancora visto ecco il link dell’ormai celebre documentario di Andrea Segre e Dagmawi Ymer “Come un uomo sulla Terra” sulla condizione dei migranti in Libia:

Video Rai.TV – DOC3 – Come un uomo sulla terra.

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26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

ABOUT THE BLOG

Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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