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Chi sei tu, o mio io?

Siamo due sulla via e nella resurrezione uno.

Portami nella luce della dissolvenza perché veda

il mio divenire nell’altra immagine di me.

Chi potrò essere dopo di te, o mio io? Il mio corpo

è dietro di me o davanti a te? O tu, chi sono io?

creami come ti ho creato, cospargimi di olio di

mandorle, incoronami con una ghirlanda di cedro.

E portami dal letto del fiume a una bianca eternità.

Insegnami la vita a modo tuo,

provami, atomo del mondo sublime,

aiutami nel tedio dell’eternità e sii clemente,

quando mi ferirai e dalle mie vene spunteranno rose…

Mahmud Darwish, Murale

Donna allo specchio (Pablo Picasso)


Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmoud Darwish

È da parecchio tempo che non scrivo sul blog… sto attraversando la cosiddetta “fase dello struzzo”: vorrei mettere la testa sotto la sabbia e isolarmi dai rumori del mondo. Diciamo che in questo periodo il sogno di dedicarmi all’eremitaggio e di ritirarmi su un monte, alla Terzani, si è considerevolmente acuito. =)

Ciononostante, data la mia natura irrimediabilmente ottimista, questo periodo di “crisi”, di ricerca di fragili equilibri tutto sommato non mi dispiace: l’imprevedibilità, l’insicurezza e la “paura” per il futuro, a mio avviso,  sono preferibili a una vita programmata nei minimi particolari. Ho deciso di scommettere sull’intensità del vivere piuttosto che sulla stabilità. Les jeux sont faits. Rien ne va plus.


Forma di probabilità

Dissemino le stelle intorno al mio corpo

Comunicando con ogni fibra sensibile, con ogni cellula:

cosa sono il nome, il verbo, l’identità?

Né il divieto mi annulla

Né l’imperativo mi plasma

Né il nome mi contiene

Wafaa Lamrani

In Valentina Colombo (a cura di), Non ho peccato abbastanza. Antologia di poetesse arabe contemporanee, Mondadori, Milano, 2007


“Ogni volta che ho cercato me stesso, ho trovato gli altri. Ogni volta che li ho cercati, in loro non ho trovato che me stesso straniero. Che io sia il singolo-moltitudine?”

da Murale di Mahmud Darwish

about me

26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

ABOUT THE BLOG

Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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