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“Più libri, più liberi. Un corno. Fate un’escursione a casa mia, o nella casa di qualunque lettore accanito, per constatarlo di persona. Della nostra libertà, i libri se ne fregano. I libri sono l’esercito invasore, il loro Lebensraum – lo “spazio vitale” dei nazisti – è l’aria stessa che respiriamo, e noi siamo i Sudeti o la Polonia. “Più libri, più liberi. Un corno. Fate un’escursione a casa mia, o nella casa di qualunque lettore accanito, per constatarlo di persona. Della nostra libertà, i libri se ne fregano. I libri sono l’esercito invasore, il loro Lebensraum – lo “spazio vitale” dei nazisti – è l’aria stessa che respiriamo, e noi siamo i Sudeti o la Polonia. “I libri avanzano nella mia casa, silenziosi, innocenti. Non riesco a fermarli”, scriveva Carlos María Domínguez in La casa de papel. Sono tanti, troppi, premono alle nostre frontiere, si acquattano in tutti gli angoli, torreggiano sul nostro comodino, ci impediscono di camminare senza calpestarli o, peggio, inciamparci. E su noi tutti bibliofili e bibliomani aleggia l’incubo più nero: quello di fare la stessa fine del compositore Charles -Valentin Alkan, che il 30 marzo 1888 fu ritrovato morto nella sua casa, schiacciato dal crollo della sua libreria. Ma anche se non saranno i nostri libri a ucciderci, possiamo star certi che ci sopravviveranno.”

da un bell’ articolo di Guido Vittiello su Internazionale: dire che mi rappresenta è poco, mi ha tolto veramente le parole di bocca!=)

 

Se volete leggere tutto l’articolo:

Internazionale » Più libri più liberi un corno.

 

about me

26 anni, lettrice accanita, studentessa vagabonda, aspirante antropologa, o in alternativa, allevatrice di asini

ABOUT THE BLOG

Quache anno fa lo scrittore tedesco Peter Schneider affermava che, nonostante la caduta del muro, la gente di Berlino continuava ad avere “il muro in testa”. La barriera reale, fatta di cemento e sabbia, era stata abbattuta ma la linea di separazione tra "noi" e "loro", tra Est e Ovest restava ancora lì, presente e viva, nella mente dei berlinesi. Ovviamente gli abitanti della capitale tedesca non erano e non sono i soli ad avere un muro in testa. Tutti inevitabilmente ne abbiamo uno, inconsistente, immateriale ma estremamente solido: è quell’insieme di idee, stereotipi, pre-giudizi, classificazioni, attraverso il quale tracciamo confini, barriere, decidiamo chi è il diverso, lo straniero, l’altro. Lo scopo del blog è quindi quello di condividere il mio personale e imperfetto sforzo, non certo di abbattere questo muro, pretesa eccessiva e illusoria, ma perlomeno di aprire una breccia, scavare tra i mattoni alla ricerca di fessure che permettano di lanciare uno sguardo a ciò che c’è dall’altra parte, a ciò che per abitudine o indifferenza, tendiamo ad escludere dal nostro orizzonte di intelligibilità, di senso, di vita.

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"Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare." Tiziano Terzani

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