In questi ultimi anni ho vissuto in sette città diverse. Sette vite. Una quantità indefinita di valigie, zaini, trolley trascinati faticosamente tra aeroporti, stazioni, metrò. E in ogni viaggio, ad ogni partenza, un miscuglio di sensazioni potenti e contraddittorie: l’eccitazione per la novità, il senso di libertà e di avventura si accompagnano sempre ad un’angoscia, sottile ma implacabile, che fodera lo stomaco e che fa venir voglia di annullare tutto, di restarsene a casa tra abitudini, persone e cose conosciute e rassicuranti. E in questi giorni, alle prese con l’ennesima partenza, sono di nuovo da capo: sballottata in un mare in tempesta di sensazioni, pensieri, gioie e ansie, mi domando come mai ancora non sono riuscita a “fare il callo” a questo senso di incertezza e di inadeguatezza che mi attanaglia ogni volta che varco la soglia di casa. Immersa in queste riflessioni mi sono rifugiata in libreria (come sempre quando sono un pò turbata, triste o nervosa), e curiosando tra gli scaffali, ho scovato, sovrastato e nascosto da tomi ben più voluminosi, un piccolo e “timido” libro di Andrea Semplici, “In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull’arte di partire”. Il libricino si presenta come una sorta di nota a margine di ” In viaggio con Erodoto” di Ryszard Kapuscinski (di cui ho già parlato in qualche post precedente), ma è soprattutto una riflessione breve e folgorante sull’arte del viaggio e del partire. Le prime pagine in particolare mi hanno regalato brividi di piacere: sembrano scritte apposta per me, danno forma, come un abito fatto su misura, alle sensazioni che ho cercato di descrivervi. E ancora una volta, con meraviglia, ho dovuto constatare come i libri, oggetti apparentemente inerti e muti, hanno il potere di dare vita a inaudite risonanze e invisibili corrispondenze, alleggerendo il peso della nostra inevitabile solitudine.

“Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento. Non credete a chi si mostra deciso, privo di dubbi e incertezze. Nasconde sensazioni incomprensibili e contraddittorie. Lui stesso non vuole crederci: ha sognato e desiderato per mesi questo momento e ora come è possibile che non voglia più partire? E’ qualcosa di inspiegabile. Nasconde, dietro il sorriso, una stanchezza improvvisa, un indefinibile senso di solitudine. Nella sua testa stanno passando, come cavalli a galoppo, mille saggie ragioni che suggeriscono di non andare. La partenza è un momento di fine e di inizio. E’ necessario, crdetemi, trovare coraggio. Occore coraggio nel cancellare ogni dubbio e affrontare quel ‘momento di fare spazio al proprio sogno-bisogno’. E ne occorre tanto per sciogliere gli ormeggi e mollare la cima che ci tiene legati alla banchina. ‘Fa’ salpare il tuo sogno, ficcaci dentro la tua scarpa’, dice il poeta romeno Paul Celan.Non sempre è facile.”

Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull’arte di partire

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