Stasera Rete Quattro dovrebbe trasmettere American History X. Io l’ho visto qualche mese fa in lingua originale e sottotitoli francesi e già vi dico che, se non lo avete ancora visto, consiglio di non perderlo. Il film mette in scena la storia di Derek Vinyard (interpretato magnificamente da Edward Norton), un ragazzo della tipica working class americana che vive in una periferia ottusa, monotona e intrisa di violenza. Derek è uno skinhead dallo sguardo allucinato del borderliner che odia tutto ciò che è diverso da lui: gli omossessuali, i clandestini messicani, gli ebrei e soprattutto i neri. Una sera, dopo un tentativo di furto da parte di tre ragazzi di colore, li massacra come se niente fosse (crudissima la scena dell’ultimo omicidio) e finisce in carcere.  Qui inizia però il suo percorso di cambiamento e consapevolezza: in prigione infatti si rende conto che il “gruppo dei nazisti”, nonostante le svastiche tatuate e le teste rasate, non rispetta pienamente l’ideologia di purezza professata, trafficando con gli altri “gruppi” tra cui i messicani e i neri. Disgustato dall’ipocrisia dei tenenti del white power Derek si allontana da loro e, come punizione, viene picchiato e violentato dai suoi ex amici. Sempre più “in crisi” e impaurito, Derek si trova senza protezione con il rischio di essere aggredito anche dai membri degli altri “gruppi”, ma inaspettattamente (dal punto di vista di Derek) un detenuto di colore prende le sue difese e in qualche modo lo salva. Ed è proprio l’incontro con questo ragazzo a segnare la definitiva svolta nella mente e nel cuore di Derek: lavorando a stretto contatto con il ragazzo nero nella lavanderia della prigione, Derek si rende conto che i “negri” sono persone come tutte le altre, con cui si può discutere, parlare, scherzare, ridere. Le scene più significative del film sono, a mio parere, proprio quelle in cui Derek e il ragazzo nero si prendono in giro reciprocamente ridendo l’uno dell’altro (e anche di se stessi). Ridere insieme permette ai due ragazzi di avvicinarsi, di entrare in contatto diretto al dì la di ogni idea precostituita e stereotipata. Ridere insieme si rivela un fortissimo antidoto contro ogni forma di razzismo mettendone a nudo la profonda assurdità e, oserei dire, disumanità. A mio avviso, questo è il messaggio più bello e potente del film, che però non prevede un lieto fine: nonostante la consapevolezza acquisita in carcere, una volta uscito, Derek dovrà scontrarsi con l’ottusità cieca e fanatica degli amici di sempre, della fidanzata e soprattutto del fratello Danny.

“L’odio è una palla al piede: la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati,
non ne vale la pena”

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