Doc3 è rimasta una delle poche trasmissioni della rete pubblica italiana per cui vale ancora la pena accendere la televisione. Ogni mercoledì sera su Rai Tre, purtroppo in tarda serata (circa 23.50), vengono mandati in onda documentari d’autore che raccontano storie crude e tenere allo stesso tempo: frammenti di mondo che fanno sorridere, arrabbiare, riflettere e guardare le cose in una prospettiva un pò piu ampia, spostando, per un attimo, lo sguardo dal “proprio giardino”. L’ultima puntata, in particolare, mi ha profondamente toccata: l’oggetto dell’inchiesta  “A casa da soli” di Ionut Carpatorea è la depressione infantile che colpisce, in proporzione sempre maggiore, molti bambini rumeni, figli di madri e padri costretti a partire, ad emigrare nei paesi europei più ricchi, dove spesso si occupano dei “nostri” bambini (e dei “nostri” anziani). E i “loro” bambini, lasciati da soli, spesso non ce la fanno, non reggono al senso di abbandono e di angoscia per la lontananza dei loro genitori e, sempre più di frequente, si suicidano. Non si sta parlando di adolescenti “in crisi”, ma di bambini di 8/9/10 anni o poco più grandi che si tolgono la vita, si impiccano. Una storia così dura da sembrare assurda, ma in realtà è solo implacabilmente ingiusta: questi bambini sono vittime di un sistema socio-economico iniquo al quale tutti partecipiamo spesso senza averne (o volerne avere) adeguata coscienza. Proprio per questo il documentario si configura come  “un prezioso strumento per non rimanere noi – gli “europei”- a casa da soli con i nostri pregiudizi”.

Per chi se lo fosse perso, ecco il link dal sito della Rai:

Video Rai.TV – Doc3 – A casa da soli.

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