Sono immersa nella lettura del “Libro d’ore” di Rainer Maria Rilke, una sorta di preghiera in forma di poesia (o una  poesia in forma di preghiera?). Il libro è bellissimo e “verticale”, in una continua tensione verso l’Alt(r)o. Da leggere nelle ore notturne, in der Sternenstille, nel silenzio delle stelle.

La mia vita non è quest’ora ripida
che mi vedi scalare in fretta.
Sono un albero innanzi all’orizzonte,
una delle mie molte bocche,
e la prima a chiudersi.

Sono l’attimo tra due suoni
che male s’accordano
perché il suono morte vuole emergere –

Ma nella pausa buia si riconciliano
entrambi tremando.

E bello resta il canto.

Artigiani siamo: garzoni, muratori, maestri
e siamo qui a costruirti, alta navata.
A volte giunge uno straniero cupo,
scintilla per i nostri cento spiriti,
e ci mostra tremando un nuovo appiglio.

Saliamo ponti vacillanti,

grevi martelli nelle nostre mani
Finché l’attimo non ci bacia in fronte
viene da te come il vento dal mare
fulgendo quasi conoscesse tutto.


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