"Occhio zio Sam arrivano i sorci": la vignetta, pubblicata nel 1903 da un giornale americano, evidenzia la pericolosità dei migranti italiani, "portatori" di mafia, anarchia e socialismo.

Spaghettifresser (sbrana-spaghetti), babis (rospi), dago (accoltellatori), chianti (ubriaconi), bat (pipistrelli), bolanderschlugger (inghiotti-polenta) rital, macaroni: questi sono solo alcuni dei nomignoli che venivano utilizzati in Germania, Francia, Stati Uniti, Svizzera, etc. per indicare gli immigrati italiani. Questi appellativi danno già l’idea dell’esperienza spesso tragica e sempre difficile dei nostri emigranti all’estero: 27 milioni di persone che, tra il 1876 e il 1976, varcarono i confini nazionali in cerca di un lavoro e di un’esistenza migliore. 27 milioni di storie, di vite, alcune delle quali sono state splendidamente raccontate nell’ultima puntata de “La grande Storia”: dalla tragedia di Marcinelle, in cui morirono 136 minatori italiani, all’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York nel marzo del 1911, che portò alla morte di 62 giovani operaie, molte di origine italiana, imprigionate nello stabile chiuso a chiave dai proprietari. Dall’ingiusta condanna a morte di Sacco e Vanzetti all’omicidio di Alfredo Zardini, immigrato italiano in Svizzera, ammazzato in un bar di Zurigo e lasciato agonizzare tre ore nella neve prima che qualcuno prestasse soccorso. Dalla storia di Angela Sozzi, figlia di un minatore italiano, maltrattata dalla sua maestra belga al grido di “sale macaroni” (sporca italiana) a quella di Catia Porri e dei “bambini clandestini” in Svizzera (che non concedeva ai figli dei migranti italiani il permesso di soggiorno)  che, per seguire i propri genitori, erano costretti all’invisibilità e al silenzio. Una Storia fatta di storie, piccole ma importanti per ricostruire la memoria del nostro passato di migranti, spesso dimenticato.

Video Rai.TV – La grande storia – Polenta e macaroni. Quando gli altri eravamo noi

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